GE_2012_comunicato_stampa_Campania
6 marzo 2012 – Giornata Europea della Logopedia
FLI CAMPANIA (ALC)
“LIBERA LE PAROLE”
FILO DIRETTO CON I LOGOPEDISTI DAL 5 AL 9 MARZO
I numeri di telefono 081 5851918 ( 6 marzo ore 10.00 – 16.00) e 331 3396678 (7-8-9 marzo ore 11.00 – 13.00) ed il sito internet fli.it saranno a disposizione dei cittadini, degli insegnanti e di tutti coloro che sono interessati all’argomento
Un filo diretto per aiutare chi balbetta a ‘liberare le parole’. In occasione della Giornata Europea della Logopedia del 6 marzo, quest’anno dedicata alla balbuzie, la Federazione Logopedisti Italiani (FLI) si presta a celebrare l’iniziativa, proposta dal Comitée Permanent de Liaison des Orthophonistes-Logopèdes de l’Union Europeénne (CPLOL), con numerose iniziative su tutto il territorio nazionale. Dal 5 al 9 marzo sarà aperto un filo diretto con i logopedisti, i professionisti sanitari incaricati di ‘riabilitare’ i pazienti con balbuzie. In Campania basterà chiamare i numeri di telefono 081 5851918 ( 6 marzo ore 10.00 – 16.00) oppure 331 3396678 (7-8-9 marzo ore 11.00 – 13.00) per ottenere notizie sulla patologia, consigli ufficiali e il nome del servizio di logopedia più vicino a casa. Inoltre è aperta una pagina dedicata sul sito della Federazione dei Logopedisti (fli.it) con molte utili informazioni.
“La balbuzie – spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani – è un disordine evolutivo del linguaggio che impedisce di parlare in modo fluido. Di solito si manifesta nei bambini tra i 3 e i 5 anni e, se non curata in modo adeguato, può raggiungere l’età adulta. Ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe o parole, così come esitazioni e blocchi di silenzio sono i principali sintomi. Si tratta di disfluenze involontarie, di cui il balbuziente è consapevole, ma che non è sempre in grado di controllare”.
La Balbuzie ha una prevalenza di circa l’1% nella popolazione. In Italia si contano quasi un milione di soggetti balbuzienti. “Esistono differenze legate sia al sesso che all’età – continua la presidente Rossetto – ed è infatti presente in un maggior numero di maschi rispetto alle femmine, con un rapporto che varia da 3:1 a 5:1. Nei bambini in pieno sviluppo linguistico, cioè sotto i quattro anni, questa differenza tra i sessi si riduce ad un rapporto di 2 a 1. Il motivo di questa disparità non è ancora stato identificato ed è un campo di applicazione degli studi genetici, tuttavia diversi studi hanno evidenziato una differenza di maturazione nello sviluppo linguistico tra maschi e femmine”.
La stima prognostica è che il 75-80% di loro tornerà gradualmente alla fluenza; qualora invece la disfluenza persista oltre i 12/18 mesi consecutivi le probabilità di una risoluzione spontanea diminuiscono e diventa necessario iniziare un percorso rieducativo.
La balbuzie può essere curata e può scomparire, ma dalla essa non si può mai guarire completamente
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la balbuzie come un: “disturbo del ritmo della parola, nel quale il paziente sa perfettamente cosa vuole dire, ma allo stesso tempo è impossibilitato a farlo a causa di arresti, ripetizioni o prolungamenti di suoni involontari” (W.H.O.,1977).
Attualmente non si conosce esattamente quale sia la causa. Gli esperti propendono, però, per una spiegazione multifattoriale, in cui la predisposizione genetica ha un ruolo importante. Oltre alla familiarità, incidono anche alterazioni organiche, come episodi di malattia e/o eccessiva debolezza fisica o situazioni di disagio psicofisico.
La maggior parte delle balbuzie inizia nella prima infanzia, spesso tra il secondo e quinto anno di vita, anche se può comparire in età adulta: in questi casi però è frequente riscontrare che il soggetto ha sofferto in passato di una forma lieve o occasionale di balbuzie, di cui però non ha ricordi precisi o che non paragona al problema manifestato in seguito.
La probabilità di sviluppare il disturbo aumenta nei casi di storia familiare di balbuzie: infatti una percentuale di soggetti, che a seconda degli studi varia da 30% a 69%, con un parente di primo grado che soffre del disturbo lo manifesta a sua volta. Non bisogna però dimenticare che la balbuzie può comparire in soggetti nelle cui famiglie non vi è alcuna storia precedente: almeno il 25% di soggetti che balbetta si trova in questa condizione.




